La nuova “Plastic Economy”: da rifiuto a risorsa 2050 ci sarà più plastica che pesce

La plastica che non diventa mai rifiuto: è la nuova ‘Plastic Economy’.

plastic economy Abbiamo parlato molte volte di riciclaggio, di riuso, di sostenibilità degli imballaggi e nello specifico delle plastiche. Vi proponiamo un’altro contenuto di grande interesse sul tema, uno scenario globale dove la plastica, seguendo i principi dell’economia circolare, non diventa mai rifiuto. Utopia?

Lo studio sulla Plastic Economy

E’ davvero utopia che la plastica non sia più un rifiuto, ma si trasformi in risorsa?
Forse no, e a delinearlo, indicando i passi necessari da compiere è il report “The New Plastics Economy: Rethinking the future of plastics” realizzato dall’Ellen MacArthur Foundation in collaborazione con il World Economic Forum.

Studio che prende le mosse da una situazione attuale in cui:

  • nel flusso globale degli imballaggi in plastica, la maggior parte viene utilizzata una sola volta,
  • per cui il 95% del valore del materiale, pari a circa 80-120.000.000.000 di dollari l’anno, va perso.
  • un 32% degli imballaggi in plastica sfugge ai sistemi di raccolta generando, oltre ai costi economici, inquinamento di sistemi naturali come mari e oceani di tutto il mondo.

Continuando di questo passo, secondo i dati contenuti nel rapporto dell’Ocean Conservatory, entro il 2025 negli oceani ci sarà una tonnellata di plastica per ogni tre di pesce ed entro il 2050 ci sarà, in peso, più plastica che pesce.

Lo studio presenta quindi una nuova “Plastic Economy”, per far sì che la catena del valore delle materie plastiche fornisca migliori risultati economici e ambientali.

Cosa propone lo studio?

Ecco in sintesi i cardini proposti dallo studio:

  • il graduale aumento su vasta scala di sacchetti della spazzatura compostabili per l’organico e per l’imballaggio di alimenti;
  • l’implementazione delle infrastrutture destinate al post-utilizzo nei Paesi ad alta dispersione;
  • la creazione di una vera economia del post-utilizzo degli imballaggi e ridurre il loro impatto negativo sull’ambiente quando sfuggono alla raccolta.
  • Fondamentale poi il disaccoppiamento delle plastiche da materie prime fossili: la costruzione di un’efficace economia del riutilizzo, insieme, per esempio, all’uso di imballaggi più leggeri e di nuovo design, sarebbe la chiave volta perché ridurrebbe la necessità di materie prime vergini.
  • Inoltre dovrebbe essere incentivato l’utilizzo di altri materiali derivanti da fonti rinnovabili.

Obiettivi che richiedono lo sforzo congiunto di tutti i soggetti coinvolti, dalle aziende di beni di consumo ai produttori di imballaggi in plastica e produttori di materie plastiche, dalle aziende coinvolte nella raccolta e smistamento ai decisori politici. La relazione propone poi la creazione di una cabina di regia, chiede norme e sistemi comuni e di superare la frammentazione, favorire opportunità di innovazione tecnologica su larga scala.

Fonte: ADNKronos

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